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BEAUTY NEWS

Tra le diverse querelles con illustri e polemiche prese (e difese) di posizione che, se mai ne avessimo davvero bisogno, animano il dibattito in questi giorni ce n’è stata anche una che riguarda le ferrovie. L’avrete letta. A dirla fino in fondo, il tema del trasporto passeggeri su rotaia, delle fatiche del pendolarismo, della inadeguatezza delle strutture si parla da anni. La situazione attuale sta solo rimarcando quanto siano necessari ammodernamenti e migliorie all’efficienza. Insomma, inutile aggiungere altro, si finirebbe fuori tema. Tutto questo ci ha fatto comunque ripensare a una curiosa e poco nota vicenda tra ferrovia e architettura che Casa Vogue raccontò nel dicembre 2004. È una storia un po’ tribolata di 80 anni fa, come erano quegli anni, colorata in bianco & nero, quasi facesse il pari con il grigio del brutto tempo di questi giorni, e riguarda la costruzione della Stazione Termini, a Roma. Piccola parentesi: in questo campo, non è l’unico caso di vicenda complessa e dai risvolti persino difficili da credere, per questo attualissimi. Basta pensare alle complesse vicende della Stazione Centrale di Milano e di quella di S. Maria Novella a Firenze. Un’ultima considerazione. 16 anni dopo, il titolo che fu creato allora “An Unrealized Dream” (un sogno irrealizzato) suona molto poetico quanto, siamo onesti, piuttosto  fantasioso. Insomma, funzionava attirando l’occhio con tutte quelle gigantesche colonne. Forse, oggi funziona di più “archeologia temporanea”. (Paolo Lavezzari)

An Unrealized Dream

«Prima di arrivare alle Acque Albule, chi veniva a Roma vedeva sulla sinistra alcuni elementi giganteschi e assurdi di colonnato, due blocchi sormontati da tipi diversi di un alto frontone e uniti insieme, sul rovescio, da un’armatura di legno. Quelle colonne, nate in un prato, erano troppo provvisorie per essere vere; d’altra parte erano troppo poche e troppo isolate per costituire una scenografia di film. Ogni tanto comparivano dei signori e sostavano a contemplarle dal prato e a discutere tra loro» (Silvio Negro, in “Corriere della Sera”, 27-28 giugno 1941). L’inattesa visione d’un frammento di pronao colossale in mezzo alla campagna, sulla strada tra Roma e Tivoli, segna uno degli episodi più controversi dell’architettura italiana tra le due guerre. Non è l’unica bizzarria che accompagna la fine dell’architettura ufficiale del ventennio. Altre imprese vengono interrotte con il secondo conflitto e ultimate solo anni dopo, in un clima culturale e politico radicalmente cambiato (vedi l’Eur a Roma e l’Arengario a Milano).

Ma la vicenda del modello per la prevista facciata monumentale della stazione Termini, un modello in legno rivestito di gesso, alto quasi trenta metri, realizzato in scala reale nell’autunno 1940, incarna alla perfezione il clima da “caduta degli dei” che avvolge il concludersi dell’epoca fascista. Non sono le bombe a distruggere l’enorme e fragile facciata: crolla da sola, abbattuta nel 1941 da una tromba d’aria («poco dopo il giorno dell’Ascensione», scrive in una nota il progettista Angiolo Mazzoni), quasi presagio di una catastrofe più ampia e totale. Tra le iniziative avviate negli anni Trenta per rimodellare il volto architettonico e urbanistico di Roma, dalla città universitaria al citato quartiere Eur, assume importanza strategica la riorganizzazione del comparto ferroviario

I lavori per la sostituzione della vecchia stazione Termini (edificio ottocentesco di Salvatore Bianchi) partono nel 1937 su progetto dello specialista Angiolo Mazzoni. Architetto ufficiale delle ferrovie e delle poste italiane, è autore tra gli anni Venti e Trenta di alcune decine di edifici dal Brennero alla Sicilia. Una carriera invidiabile che gli procura l’astio dei colleghi e si conclude di colpo nel 1945, quando Mazzoni, “epurato”, perde il lavoro e prosegue la propria esistenza nel lamento per i torti subiti (nel 1948 si trasferisce in Colombia, torna in Italia nel 1963, muore a Roma nel 1979). Ambizioso, veloce nel programmare e gestire cantieri complessi, generoso con gli artisti – coinvolti con incarichi decorativi a decine, da Depero a Sironi, Martinuzzi, Cadorin, Tato, Fillìa, Prampolini – Mazzoni disegna per la nuova stazione Termini una grandiosa struttura che si sviluppa sui tre fronti: piazza dei Cinquecento, via Marsala e via Giolitti (la lunghezza perimetrale è di due chilometri e mezzo).

Mart, Museo d’arte contemporanea di Trento e Rovereto

Nei primi anni Quaranta la stazione è più o meno realizzata e corrisponde a quella che è la sua immagine odierna, facciata principale a parte. Prospetti in travertino toscano di San Quirico d’Orcia cadenzati dalla teoria di archi sovrapposti e conclusi dalle metafisiche torri dei serbatoi d’acqua, interni (poi modificati) dagli spazi solenni rivestiti in cotto e in preziose pietre ornamentali italiane: diorite nera di Anzola, porfido violaceo di Predazzo, giallo Mori... I problemi sorgono per via della facciata. Da una prima versione “moderna” approvata nel 1937 (Mazzoni sa gestire il linguaggio moderno, con proprietà e competenza) si passa via via a soluzioni monumentali fino a quella definitiva, vicina al gelido neoclassicismo di Speer.

Non appartiene alla natura degli edifici di Mazzoni l’intento di schiacciare il visitatore ingigantendo le dimensioni, ma qui l’effetto ottenuto è proprio questo. Un «immenso atrio carrozzabile formato da cinquantadue colonne di travertino alte diciannove metri (più la trabeazione di otto metri) e con due metri e venticinque di diametro disposte in doppio ordine su un rettangolo frontale di trenta metri di profondità e di duecentocinquanta di lunghezza: questo portico sarà lungo quasi il doppio del colonnato di San Pietro e le sue colonne supereranno quelle del Bernini di quattro metri e trenta» (“Corriere della Sera”, cit.).

Mart, Museo d’arte contemporanea di Trento e Rovereto

Nelle sue note Mazzoni parla di forti spinte esercitate per enfatizzare in senso “romano” il disegno della fronte. La soluzione definitiva viene presentata con un plastico inviato all’Esposizione Universale di New York nel 1939 ed esaminata poi nei singoli dettagli nel modello a scala reale alle Acque Albule. È qui che il travertino rosato proveniente dalla Val d’Orcia era ridotto in lastre e inviato poi a Roma per il rivestimento della stazione. Il 22 maggio 1941, giorno dell’Ascensione, passano in rassegna alle Acque Albule gli esperti chiamati a decidere la combinazione degli alzati. Tra loro, uomini potenti come i ministri Bottai e Host Venturi, il critico Ugo Ojetti, l’architetto Marcello Piacentini. La dimensione surreale in cui si svolgono le verifiche è evocata dalle fotografie dello studio Anderson, rimaste l’unica testimonianza visiva: i tralicci dell’impalcatura marcano la caducità dell’allestimento, le posture degli operai alla base delle colonne ricordano i pastori e i contadini ritratti nella campagna romana dai pittori del Grand tour.

Mart, Museo d’arte contemporanea di Trento e Rovereto

Rallentata dall’avanzare della guerra, la fabbrica della stazione si blocca nell’estate 1943. Dopo il 1945 è ormai fuori luogo riprendere in un sito così rappresentativo la memoria della classicità del regime. Nel 1947 viene indetto per la facciata un concorso nazionale nel quale si chiede di differenziarsi dal passato e dare espressione alla nuova realtà democratica degli italiani. Vincono ex aequo due progetti, poi associati tra loro, di Montuori con Leo Calini, e di Castellazzi, Fadigati, Vitellozzi con Pintonello. Nel 1950 la facciata è pronta ed è subito un’icona della nuova architettura italiana (tanto che la vulgata assegna l’opera al più famoso Pier Luigi Nervi, che però non c’entra). Mazzoni commenterà signorilmente che «è un’opera veramente bella».



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Over-the-top, as seen at Givenchy, or a small wool headscarf, as proposed by Dolce & Gabbana, are among the coolest women’s hats for Fall Winter 2020 2021. Check out the 10 styles we spotted on the runways and read out tips on how to wear them

Small, pretty accessories are definitely trending right now: glovesheadscarves and hats, the latter being our warmest and coziest objects of desire for winter. This season you will be spoilt for choice, with so many shapes, colors and textures... There’s a hat style for everyone, to suit any look and keep warm!

The knit headscarf or wool bandanna 

The perfect round-out piece for your look, tied under the chin or at the nape of neck. 

Dolce & Gabbana
Dolce & Gabbana
Marc Jacobs
Marc Jacobs
The jockey’s cap

A rigorous design and the symbol of equestrian style, charmingly taken out of context in this case with a statement necklace and a tweed ensemble.

Chanel
Chanel
The embellished wool bonnet

The classic beanie is worn also with floral outfits or ruffle prairie dresses and stands out courtesy of crystal appliqué or an oversized bow.

Erdem
Erdem
Molly Goddard
Molly Goddard
The velvet hat: from the flat cap to the French beret  

Try an elegant ribbed velvet Sicilian “coppola” (or flat cap), or a burnout velvet beret to add an artsy vibe

Dolce & Gabbana
Dolce & Gabbana
Emporio Armani
Emporio Armani
The winter bucket hat

A wintery take on the classic summer bucket hat thanks to a richer and creative texture like blue and white spotted ponyskin. 

Off-White
Off-White
The statement hat: oversized or elongated

Dramatic, extreme and with exaggerated proportions: the hat takes center stage and becomes a statement piece to turn heads everywhere.

Givenchy
Givenchy
Maison Margiela
Maison Margiela


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In bilico tra genio e psicosi, La regina degli scacchi (interpretata da Anya Taylor-Joy) è l'essenza del glamour anni 60 americano

Storia di formazione, riscatto, strategia e ambizione. Dove creatività e psicosi, genio e pazzia convivono nel personaggio di Elizabeth Harmon (interpretato da Anya Taylor-Joy), la protagonista della serie tv di Netflix, La regina degli scacchi, tratto dall'omonimo romanzo di Walter Travis del 1983.

La regina degli scacchi
La regina degli scacchi

Nelle sette puntate si osserva una timida ma coraggiosa adolescente diventare un'adulta inquieta e glamour. Nonostante l'infanzia difficile nell'orfanotrofio, nonché l'abuso di tranquillanti utilizzati come “vitamine” nella struttura, Beth trova il riscatto nel gioco degli scacchi. Il bidello Bill Camp, infatti, si rivelerà un incredibile maestro, così a 15 anni inizia la sua carriera “sola in mezzo a tanti uomini”. 

Crescere va oltre la comune scoperta di sé: significa trovare strategie di adattamento per superare, il più possibile indenne, i diversi traumi che si succedono nei suoi giovani anni. Gli scacchi sono l'evasione dalla sua psicosi: quando si siede davanti al tavolo, diventa una fredda e imperturbabile stratega. Così la ragazza gioca, vince e scala la classifica mondiale. Elizabeth Harmon è una giovane donna che sconfigge gli uomini e, nel mondo scacchistico degli anni 60, è un fatto più unico che raro.

La regina degli scacchi
La regina degli scacchi
PHIL BRAY/NETFLIXIl glamour anni 60 americano

Anya Taylor-Joy è magnetica nei panni di Beth: il suo personaggio è ipnotico grazie agli occhi da cerbiatto, i capelli rossi e un look d'impostazione retrò. 

La giovane Beth è caratterizzata da un caschetto con frangetta corta, mentre la sua divisa quotidiana è composta da un maglioncino ceruleo e dalle scarpe stringate portate con i calzini corti. Il guardaroba è severo e rigoroso, per niente vezzoso e colorato.

La regina degli scacchi
La regina degli scacchi
La regina degli scacchi
La regina degli scacchi
Giulia Leto

Lontana dalla cultura pop e dalla swinging London (incarnata dalla modella Twiggy), Anya Taylor-Joy è più vicina allo stile anni 60 di Jackie Kennedy. Il riscatto sociale di Beth, come donna, si attua attraverso il gioco degli scacchi così come il cambio di look: bob vaporoso - ispirato al taglio creato nel 1961 da Kenneth Battelle, il parrucchiere newyorchese più in voga dell’epoca -, abiti a trapezio, cappotti bon ton, gonne a pieghe e dolcevita, pantaloni a palazzo e bluse geometriche. 

La regina degli scacchi
La regina degli scacchi
La regina degli scacchi
La regina degli scacchi

Un guardaroba essenziale e chic in antitesi (ancora una volta) alla libertà di indossare lingerie e maxi cardigan, seduta sul divano di casa.

La regina degli scacchi
La regina degli scacchi

La Regina degli Scacchi è il riscatto di una donna, bella, intelligente e glamour, in bilico tra genio e psicosi, che fa scacco matto a uomini pavoneggianti, colmi di superbia.

La regina degli cacchi
La regina degli cacchi


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Chi è il marito di Emily Ratajkowski? Abbiamo riassunto in 5 punti tutto quello che c'è da sapere su Sebastian Bear-McClard padre del primo figlio della top model.

1.

Sebastian Bear-McClard è nato il 27 marzo del 1987, a New York, dalla cineasta, scrittrice, fotografa e attivista Liza Béar, anche fondatrice riviste d'arte indipendenti Avalanche e Bomb, e l'artista Michael McClard, le cui opere pittoriche sono state esposte anche al MoMA.

Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2020)Emily Ratajkowski, Sebastian Bear McClard And Dog Colombo Seen Out And About At The Apple Store SoHo The To Lunch At ATLA Restaurant In NoHo
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2020)
SplashNews.comEmily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2020)Emily Ratajkowski Steps Out For Her Morning Coffee With Her Husband And Dog In Tribeca New York City
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2020)
Elder Ordonez / SplashNews.com2.

Il marito di Emrata è un ragazzone alto 187 cm, inconfondibile per la sua chioma di capelli biondi, gli occhi azzurri con uno sguardo da bambinone e un paio di labbra carnose da far invidia alla stessa Ratajkowski.

Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2020)Emily Ratajkowski Sighting
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2020)
SplashNews.comEmily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2019)Emily Ratajkowski & Sebastian Bear-McClard Arrive At The LA Premiere Of 'Uncut Gems'
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2019)
Zuma / SplashNews.com3.

Sebastian Bear-McClard è un attore e produttore, fondatore dell'etichetta indipendente Elara Pictures. Il primo ruolo davanti alla camera da presa è stato a soli 3 anni, nel thriller Force of Circumstance del 1990, ma il suo film più famoso è Uncut Gems (2019) con Adam Sedler, di cui è stato producer.

Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2019)Emily Ratajkowski with husband Sebastian Bear-McClard and best friend Josh Ostrovsky, known as 'The Fat Jew' in New York City.
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2019)
Joker / SplashNews.comEmily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)Emily Ratajkowski and Sebastian Bear-McClard Get Cuddly in New York
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)
SplashNews.com4.

Il padre del primo figlio di Emily Ratajkowski non è molto attivo sui social ma, sebbene non abbia una pagina ufficiale su Instagram, è invece presente su Twitter con l'account @Sebobear attraverso il quale segue i profili di Barack Obama, David Lynch e Selena Gomez.

Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)Emily Ratajkowski and Sebastian Bear-McClard out on a lunch date in SoHo
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)
SplashNews.comEmily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)Emily Ratajkowski And Sebastian Bear-McClard Walk Their Dog In New York
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)
Luis Yllanes / SplashNews.com5.

Prima del matrimonio segreto del 23 febbraio 2018, Emily Ratajkowski e Sebastian Bear-McClard non erano mai stati fotografati insieme, pare infatti che la relazione tra i due fosse nata solo da poche settimane.

Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)Emily Ratajkowski Parties with Husband Sebastian Bear Mcclard after He Skipped the Met Gala Red Carpet
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)
SplashNews.comEmily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)Emily Ratajkowski and Sebastian Bear-McClard Leaves The WME Talent Agency Party
Emily Ratajkowski, Sebastian Bear-McClard (2018)
SplashNews.com


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Megan Rapinoe è una di quelle persone che ti infondono coraggio e fanno credere davvero che il mondo possa cambiare.

Calciatrice professionista americana, capitana della squadra OL Reign nella National Women's Soccer League e della squadra nazionale femminile degli Stati Uniti, ha vinto la Coppa del Mondo FIFA femminile nel 2019 e 2015, oltre alle Olimpiadi estive di Londra nel 2012. Nel 2019 ha anche vinto il Pallone d'Oro ed è stata nominata Migliore Calciatrice dell'anno dalla FIFA.

Idolo di tutte le ragazze del mondo che fanno sport e sognano di raggiungere traguardi importanti come lei, Megan Rapinoe è diventata negli ultimi anni anche un punto di riferimento fondamentale per la comunità LGBTQ internazionale, il movimento Black Lives Matter e le minoranze, battendosi in prima linea e utilizzando i suoi profili social con milioni di followers come piattaforme per sostenerne i diritti.

Il 10 novembre sarà disponibile in tutto il mondo la versione inglese del suo libro "ONE LIFE", pubblicato dalla Penguin Press.

In "One Life", Megan Rapinoe parla delle sue scelte di vita, delle vittorie, dei momenti difficili e della sue battaglie sociali.

Nel 2012 si è dichiarata pubblicamente gay e ha cominciato a battersi per i diritti delle coppie omosessuali.

Abbiamo parlato con lei a pochi giorni dalle elezioni americane, che mai come questa volta avranno conseguenze per il mondo intero, specie nel momento di crisi che stiamo vivendo a causa della pandemia in corso.

Le abbiamo chiesto cosa si aspetti dal libro e quale sia stato il suo obiettivo principale nel scriverlo: "Spero che la gente capisca che cerco di vivere facendo del mio meglio tutti i giorni. Che si tratti di parlare con la propria famiglia e amici o di fare volontariato in un centro per rifugiati o un seggio elettorale, spero che tutti si rendano conto di poter fare la differenza. Soprattutto in politica, a volte ci fanno credere che la nostra opinione e i nostri voti non contino, ma non è così e l'ho riscontrato nella mia vita, quando ho capito che parlare con franchezza può cambiare quella altrui. 

Sin da quando ho fatto coming out, tante persone continuano a dirmi che le ho aiutate ad amare se stesse, avere più fiducia e uscire allo scoperto - e i loro genitori a capirle meglio. Spero davvero che l'essermi esposta in prima persona possa aiutare tanti altri a non avere paura e cambiare le cose." 

Megan Rapinoe è cresciuta in una piccola città della California, in un ambiente decisamente conservativo. Com'è stato per lei essere gay e fare coming out in questa situazione? "Crescendo non ci ho pensato più di tanto. Mi sentivo diversa dagli altri ma non capivo ancora cosa significasse essere gay. La mia famiglia non ne parlava in generale, quindi neanche in modo negativo e non mi ponevo il problema. È cambiato tutto quando ho cominciato a frequentare l'università, all'improvviso tutto ha avuto un senso. Sono stata fortunata, il mio coming out è stato molto positivo. La mia famiglia all'inizio ha avuto dei dubbi perché volevano che ne fossi convinta e non stessi inseguendo fantasie altrui. Dopo un periodo di adattamento, l'hanno accettato senza problemi. Per loro l'unica cosa che contava era la mia felicità e mi hanno detto che non sarebbe cambiato nulla, perché mi amavano e non mi avrebbero mai messa in discussione. Credo il mio coming out abbia aiutato anche tanta gente nella mia città, dalle persone con cui sono cresciuta agli amici dei miei genitori ai colleghi di mia madre. Hanno capito che essere gay non è uno stereotipo quando una persona che hanno visto crescere e a cui volevano bene è uscita allo scoperto, rendendosi conto che la sua essenza non era cambiata". 

Da icona della comunità LGBTQ, Megan Rapinoe utilizza i suoi profili social per promuoverne i diritti, contro ogni forma di discriminazione. Cosa vorrebbe dire alle ragazze e ai ragazzi che lottano per accettarsi e sono bullizzati in quanto lesbiche, gay, bisessuali, transgender o di genere non-conformativo/non-binario, soprattutto se provenienti da una città piccola e tradizionale come quella in cui è cresciuta lei?: "Gli direi prima di tutto che sono esattamente chi dovrebbero essere. Sono belli, perfetti e non devono cambiare per far contento nessuno. Non tutti lo capiranno ma non è un problema loro. Gli consiglierei di entrare in contatto con la comunità LGBTQ. Forse dovranno trasferirsi in una città più grande per trovare persone di cui potersi fidare ma è importante sapere che esistono anche tanti siti web e hotlines che possono aiutarli nei momenti difficili, facendoli sentire normali perché sono normali. Specialmente di questi tempi, spesso ti fanno sentire come se fossi l'unico al mondo ed è fondamentale circondarsi di persone che ti capiscono e rispettano per quello che sei, come tu rispetti loro. Gli direi soprattuto che è importante sentirsi felici a prescindere. Cresciamo tutti in ambienti diversi e farlo in famiglie religiose e conservatrici può creare tanta confusione, ma se riesci a trovare un senso di felicità e pace dentro di te, nessuno potrà rubartele".

A proposito della questione religiosa, Papa Francesco ha scritto una pagina di storia importante la scorsa settimana, affermando in un documentario di Evgeny Afineevsky trasmesso durante la Festa di Roma che le coppie omosessuali dovrebbero essere protette dalle leggi sulle unioni civili in quanto anche loro figli di Dio, con il diritto di essere felici e avere una famiglia. Ci chiediamo se Megan Rapinoe creda che possa davvero cambiare qualcosa nell'atteggiamento della Chiesa Cattolica verso i gay: "Devo credere che possano cambiare le cose, fa parte della mia filosofia di vita e ne ho bisogno per mantenere un mio equilibrio mentale. Anche se lentamente, penso un cambimento sia in atto e voglio crederci. È questo che mi motiva e spinge a lottare. Il gesto di Papa Francesco è stato straordinario, specie se si pensa a cosa la chiesa cattolica abbia rappresentato da un punto di vista storico, preservando il suo status quo a scapito della gente, dei bambini, dei gay e delle donne. È stato un passaggio storico nel riconoscere l'umanità delle persone. Per me la questione fondamentale non è quella di ottenere un certificato di matrimonio. Ovviamente è importante poter far visita al proprio partner in ospedale, ottenere il riconoscimento legale dei figli e avere le carte amministrative in regola, ma quello che più mi ha colpito nelle parole del Papa è il fatto che abbia riconosciuto l'umanità di tutte le persone, affermando che i gay abbiano gli stessi diritti di tutti"

Papa Francesco, la svolta: favorevole alle unioni civili per le coppie gay
La dichiarazione è contenuta in un documentario, intitolato “Francesco”, presentato alla Festa del cinema di Roma

La battaglia sociale di Megan Rapinoe si estende anche al riconoscimento dei diritti delle donne.

Insieme all'intera squadra di calcio femminile americana, ha fatto causa contro la discriminazione attuata dalla Federazione Calcistica degli Stati Uniti nei confronti delle squadre femminili, per ottenere la parità di diritti e retribuzione. Dopo una sentenza sfavorevole emessa da un giudice federale in California che la Rapinoe ha ritenuto inaccettabile, insieme a tutta la squadra a Maggio ha presentato un ricorso che ha avuto un seguito positivo il mese scorso, ma la questione resta ancora lontana dall'essere risolta. Quali saranno le sue prossime mosse e com'è possibile che sia così difficile per un giudice capire ciò che appare chiarissimo a milioni di donne in tutto il mondo? "Sono assolutamente fiduciosa nell'esito positivo del nostro caso. Noi donne sappiamo quale sia la posta in ballo perché ne subiamo le conseguenze tutti i giorni. Non siamo solo io e la mia squadra ad essere vittime di questa situazione ed è per questo che ho fiducia, perché la situazione è evidente per tutti. Non credo che il giudice che ha emesso la sentenza possa davvero capire cosa significhi essere discriminato, in quanto a lui molto probabilmente non è mai successo. È cresciuto in un mondo fatto a sua misura, da uomo bianco ed etero. Non lo dico assolutamente in modo cattivo o dispregiativo, ma è un dato di fatto che la nostra società sia stata fondata da uomini bianchi eterosessuali che sanno sempre come trarne benefici a loro favore. Sembra incredibile o addirittura folle che una discriminazione così palese possa ancora verificarsi, eppure quasi tutte le donne ne sono vittime, in tutte le professioni. Purtroppo queste convinzioni discriminatorie sono talmente radicate che quando qualcuno osa sfidare lo status quo, per tanti è molto difficile accettare che le loro certezze possano essere scardinate. Noi donne siamo abituate a farlo perché viviamo in un mondo che ci fa mettere in discussione tutto e cerca di farci credere che le matte siamo noi. Da donna gay non ho mai dato nulla per scontato ed è per questo che bisogna credere alle donne, quando dicono che vengono pagate di meno. È semplice: o ci credi o pensi che stiamo mentendo, ma nel secondo caso devi spiegarci perché. Il giudice non sa cosa significhi essere al posto mio, ma può almeno prendermi seriamente quando cerco di spiegarglielo e poi scegliere di credermi o no".

Discriminazione, disuguaglianza sociale e razzismo sono temi scottanti nell'ambito delle prossime elezioni presidenziali americane.

Il 3 Novembre verrà eletto il nuovo Presidente degli Stati Uniti e mai come questa volta la popolazione americana è stata profondamente e dolorosamente divisa nel sostenere i due candidati. La campagna elettorale in corso ha conosciuto momenti drammatici di violenza, proteste feroci e persino interventi militari che sarebbero stati impensabili fino a qualche tempo fa.

Il tutto sullo sfondo di una pandemia globale che ha causato centinaia di migliaia di vittime negli Stati Uniti e su cui l'attuale presidente repubblicano Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden hanno posizioni completamente diverse.

Megan Rapinoe è una sostenitrice convinta di Joe Biden e Kamala Harris, candidata democratica alla vicepresidenza.

Donald Trump ha attaccato la Rapinoe diverse volte negli ultimi anni, ogni volta che lei ha dimostrato solidarietà agli atleti di colore inchinandosi durante l'inno nazionale pre-partita o rifiutato di far visita alla Casa Bianca dopo aver vinto la Coppa del Mondo l'anno scorso, in segno di protesta contro le politiche presidenziali. Le chiediamo se pensa che Biden abbia davvero una possibilità concreta di vincere queste elezioni e quali sarebbero le conseguenze per gli americani e il mondo intero se Trump fosse rieletto: "Penso che si tratti veramente di una questione di vita o di morte questa volta. Tante persone sono state rinchiuse in gabbia al confine americano e morte a causa della politica di immigrazione dell'amministrazione Trump. La pandemia ha causato oltre 227.000 morti finora negli Stati Uniti e oltre 44 milioni di casi tutti in tutto il mondo. L'Obamacare (la riforma sanitaria introdotta dall'ex-presidente americano Barack Obama) potrebbe essere annullata da una Corte Suprema fortemente conservativa, causando la perdita di assistenza sanitaria per milioni di persone in piena pandemia. Ci sono persone che lottano per sopravvivere tutti i giorni perché il Congresso non riesce a far passare un provvedimento che si prenderebbe cura degli americani che non hanno soldi per mangiare o non possono permettersi neanche di andare a lavorare, perché potrebbero ammalarsi. Abbiamo delle forze dell'ordine che abusano, brutalizzano e uccidono continuamente persone innocenti. Se Trump vincesse, sarebbe una catastrofe per la democrazia della nostra nazione. La pandemia ha messo a nudo molte delle bugie che non solo Trump ma l'intero partito repubblicano hanno raccontato alla gente, ad esempio che non possiamo permetterci l'assistenza sanitaria, la previdenza sociale, l'istruzione e le infrastrutture. Possiamo assolutamente permetterci tutto questo ma stanno scegliendo di non farlo e la pandemia lo ha fatto capire chiaramente. All'inizio, quando c'era bisogno di trovare 2 trilioni di dollari, li hanno trovati subito. Sarà necessario aumentare le tasse e cambiare il nostro modo di vivere, iniziando a prenderci cura l'uno dell'altro invece che pensare solo a noi stessi ma dobbiamo farlo perché il sistema attuale non funziona e francamente non ha funzionato per tanti durante l'intera storia di questo paese. Biden ha un'ottima possibilità di vincere e la gente sa che ha l'opportunità di fare una scelta migliore. La pandemia è stata gestita nel modo peggiore possibile da un presidente che dice continuamente che il virus sta scomparendo, che all'inizio ha dichiarato che non era reale, che non rende le mascherine obbligatorie, non ha nessun piano strategico e non promuove né i test, né il contact tracing. Queste sono cose gravi e molto preoccupanti. Trump non ha fatto altro che dimostrare che Trump si preoccupa solo di se stesso e pensa esclusivamente ad accumulare soldi e potere. Io scelgo Joe Biden senza alcuna esitazione, non ho nessun dubbio."

Le battaglie sociali fanno da sfondo anche al brand Rɘ-inc, che Megan Rapinoe ha fondato insieme alle calciatrici americane Tobin Heath, Christen Press e Meghan Klingenberg, creando collezioni gender inclusive e una linea di accessori che sono diventate molto popolari. "Per noi è importante lavorare in maniera responsabile ed essere impegnate dal punto di vista sociale. Una di noi fondatrici è di colore e sappiamo che le donne di colore vengono spesso  sottofinanziate, quindi uno dei nostri obiettivi è quello di cambiare il modo di fare business. 

Vogliamo fare profitto ma in maniera sostenibile, con un gruppo dirigente che non abbia una struttura gerarchica classica, mantenendo la nostra leadership all'interno dell'azienda. Non pensiamo solo ai soldi e puntiamo a creare qualcosa di diverso con cui raggiungere il successo, augurando lo stesso anche agli altri brand. Non lavoriamo secondo il concetto di sfruttamento tipico del capitalismo americano, desideriamo che la gente si senta autorizzata a utilizzare la creatività, il progresso e l'arte per reinventare lo status quo non solo degli affari ma anche della vita in generale.

L'importante è che tutti possano vivere la propria vita, essere felici ed essere se stessi".



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Il mondo della moda continua a rispondere a questo periodo storico non molto felice, a causa dell'epidemia di Coronavirus, con positività. Si celebrano i valori autentici, le cose semplici e la gioia di stare insieme in famiglia. Su queste basi nasce la nuova campagna di Natale di Coach intitolata "Holiday Is Where You Find It". Protagonista la splendida Jennifer Lopez con la sua famiglia: i suoi figli Emme e Max Muñiz, e la madre Guadelupe Lopez. Per l'occasione, la star apre le porte di casa per svelare momenti di felice intimità con i suoi piccoli. L'immagine e il video li mostrano insieme, mentre giocano tra sorrisi e abbracci affettuosi.

Al progetto ha preso parte anche Michael B. Jordan che appare in uno scatto con i genitori Michael A. Jordan e Donna Jordan, con il fratello Khalid Jordan e con la sorella Jamila Jordan-Theus.

Jennifer Lopez: la figlia Emme canterà alle sue nozze
Ha in sé il gene della performance, secondo mamma Jennifer, ma non si sa ancora cosa canterà. Tra i brani preferiti You Are My Sunshine


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La piccola Estelle è seconda nella linea di successione al trono di Svezia. Oggi ha solo 8 anni ma già deve cominciare a familiarizzare con gli impegni pubblici e le cerimonie ufficiali. Ecco perché ha preso parte con il nonno (il re Carl Gustav) e la mamma (la principessa Victoria) all'inaugurazione di un ponte. Mamma e figlia avevano lo stesso outfit.Continua a leggere

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Il Dpcm varato due giorni fa conferma il congedo parentale, con tutte le sue problematiche, ma dimentica il bonus baby sitter. Mentre la politica tenta di mettere una pezza, migliaia di donne sono costrette a licenziarsi dal loro posto di lavoro per coniugare didattica a distanza dei figli e cassa integrazione del coniuge che non arriva.Continua a leggere

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Olivia Newton-John resta per tutti la dolce Sandy di Grease. Dopo il successo planetario del musical la sua carriera è andata avanti, come attrice e cantante. Sul fronte personale, invece, la sua vita è stata messa a dura prova dall'esperienza del tumore al seno, di cui si è ammalata tre volte negli ultimi 28 anni. Ma il cancro le ha insegnato molto e lo considera quasi un dono.Continua a leggere

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Uscito al cinema nel 1978, Grease è ancora oggi considerato il musical per eccellenza che ha fatto cantare, ballare ed emozionare generazioni intere di spettatori. Uno dei punti forti del film sono i costumi dei protagonisti, i quali sfoggiano look ancora oggi fonte di ispirazione. E alcuni di quei capi hanno delle storie molto curiose.Continua a leggere

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